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Il racconto di Chiara

Ho iniziato a recarmi di notte alla Stazione Termini nel 1991 spinta da un semplice desiderio: condividere la gioia dell'incontro con Cristo Risorto proprio con quei fratelli che erano più disperati. Non immaginavo davvero di incontrare un popolo così sterminato di giovani soli, emarginati, sfregiati nella profondità del cuore e della dignità, vittime dei terribili tentacoli di piovre infernali e della più infame delle schiavitù. Quante ragazze vendute come schiave e costrette a svendere il loro corpo a gente senza scrupoli. Quanti giovani distrutti, imprigionati dall'illusione di un paradiso artificiale che ha ucciso loro l'anima.

Gruppo Quante grida silenziose e lancinanti mai ascoltate da nessuno; quanta disperazione, rabbia, violenza, devianza, criminalità, ma quanta incredibile sete d'amore di Dio proprio là, nella profondità delle tenebre degli 'inferi della strada'.
Ho provato con un certo timore e tremore ad entrare in punta di piedi nelle zone 'calde' e subito sono rimasta impressionata dalla sete di amore, di verità, di pace, di Dio, che ho trovato proprio in mezzo a quell'inferno'. Tanti dei cosiddetti 'criminali' -alcuni con fedine penali davvero da paura- non erano di fatto persone cattive, ma persone non amate; ragazzi con una grande sensibilità ma con il cuore 'impietrito' dalle troppe violenze subite. Altri erano giovani arrivati da paesi più poveri, pieni di buoni propositi e aspirazioni, ma ben presto 'catturati' dalle reti della criminalità organizzata che non perdona. Altri ancora, bravi ragazzi di buona famiglia (alcuni li avevo conosciuti in precedenza), ammaliati dalle seducenti proposte del mondo (piacere, denaro, successo, immagine) e scivolati poi in una profonda insoddisfazione, solitudine, nausea sottile senza più riuscire a trovare risposte, alla ricerca di qualcosa che fosse capace di dare un senso alla vita; ragazzi con un grande vuoto nel cuore che avevano tentato di colmare con lo 'sballo', la trasgressione, le sostanze stupefacenti.

Molti di loro, sorpresi dalla presenza di una ragazza 'normale' di notte in zone così pericolose, dopo aver condiviso con me qualcosa della loro storia piena di sofferenza e spesso di disperazione, mi dicevano: "Ora però raccontaci di te. Che ci fa una ragazza come te qui in mezzo a noi? Non ti rendi conto di quanto è pericoloso? Possibile che metti a rischio la tua vita per persone che neanche conosci? Ma chi te lo fa fare?". Con tanta semplicità condividevo anch’io qualcosa della mia storia e di come l'incontro con Cristo Risorto avesse sconvolto la mia esistenza: in Gesù avevo finalmente trovato la Verità che ci rende liberi, la Vita in abbondanza, la Via per raggiungere quella pienezza di gioia e di pace a cui il mio cuore anelava.

La reazione era quasi sempre di sorpresa, curiosità e di incredibile apertura. Il lait-motif ricorrente era: "A dirti proprio la verità io i preti, la chiesa non è che li posso tanto vedere, però se la gioia che vedo nel tuo sguardo viene davvero da Gesù e se è Lui che ti spinge a rischiare la tua vita per noi, parlaci un po’ di 'sto Gesù!" . Ed iniziavano a bombardarmi di domande.

Il più delle volte questi incontri si concludevano con una richiesta accorata:"Portaci via da questo 'inferno della strada', vogliamo incontrare anche noi 'questo' Gesù che ha cambiato la tua vita!".
Ben presto mi sono resa conto che ero a Roma, nel cuore della cristianità, eppure non riuscivo a trovare un luogo dove portare questi nostri fratelli che avevano un bisogno disperato di essere accolti e di incontrare Gesù. Non so descrivere il dolore che ho provato. Tutte le comunità di accoglienza di cui ero a conoscenza (anche quelle fondate da sacerdoti) erano aconfessionali e con lunghi e complessi iter per riuscire ad entrare. Avevo con me un libretto con alcune delle tante strutture socio-assistenziali e di accoglienza operanti a Roma e in Italia: c'erano tantissime mense, ostelli per la notte, comunità psico-terapeutiche o lavorative, ma non riuscivo a trovarne neanche una che accogliesse immediatamente i ragazzi che incontravo in strada e desse loro la possibilità di un accompagnamento umano e spirituale, basato sul vangelo, nell'impegnativo cammino di 'ricostruzione' interiore e di guarigione del cuore.
Ebbi ben presto la certezza che il vero problema dei tantissimi ragazzi che incontravo in strada di notte non era tanto la tossicodipendenza, l'alcolismo, la povertà, la devianza, la prostituzione, l'AIDS, la violenza, la criminalità, ecc. (anche tutto questo certamente!); il vero problema, il terribile 'male' che accomunava il popolo dell'inferno della strada era per lo più la MORTE DELL'ANIMA.

La Scrittura afferma con chiarezza che "il salario del peccato è la morte"(Rm 6,23) e io toccavo con mano, ogni notte passata in strada con i miei nuovi amici, la drammaticità di questa verità. Incontravo persone che nel pieno della loro giovinezza erano 'morti dentro' perché avevano cercato di trovare risposte al bisogno di libertà, di gioia, di realizzazione presente nel loro cuore inseguendo le proposte seducenti del mondo. Avevano incontrato tanti falsi profeti che avevano bombardato il loro cervello per spingerli a percorrere vie di 'morte', ma non avevano mai incontrato nessuno che avesse loro testimoniato che Cristo è la Verità e la Vita, che Colui che ci ha creato si è fatto uomo per indicarci la VIA per la pienezza della gioia (Gv.15,11) e della pace (Gv.14,27).

Tanti dei primi incontri con i nostri fratelli della strada hanno ferito e marchiato a fuoco in profondità il mio cuore:

- l'incontro con Vyria, venduta dal fratello al crudele giro della prostituzione schiavitù, rinchiusa in celle frigorifere, stuprata più volte e terrorizzata con sfregi e bruciature di sigarette perchè non scappasse...
- l'incontro con Maria che a soli 17 anni era stata costretta a bere più volte sangue di animali, a partecipare a messe nere e riti orgiastici con violenze abominevoli su bambini...
- l'incontro con Mauro, un bellissimo ragazzo moro alto circa due metri ma ridotto ad uno scheletro, perché consumato dalla droga e dall'AIDS, che mi ha detto: "Sai, sono venti anni che vivo in strada e sei la prima persona che si ferma a chiedermi come sto senza un secondo fine"...
- l'incontro con Claudia, un'altra ragazzina di 16 anni che per avere aiutato una amica a scappare dal giro della prostituzione ha visto - questa sua stessa amica - essere riempita di tagli ed essere poi data in pasto ai maiali.

Più mi recavo in strada di notte e più si scolpiva con forza nel mio cuore una certezza: solo l'incontro con Colui che è venuto a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare ai prigionieri la liberazione (Lc. 4,18) a donarci la gioia della Resurrezione, avrebbe potuto ridonare la Vita a questi fratelli nella morte. Mi è venuta cosi l'idea di una comunità di accoglienza dove proporre come regola di vita il Vangelo. Naturalmente avevo mille timori, mi rendevo ben conto che per una ragazza di ventisette anni senza né risorse economiche, né professionali (sono laureata in Scienze Politiche), pensare di trovare una casa per andare a vivere con ragazzi di strada considerati da tutti molto pericolosi era un po' da matti. Ma sapevo che a Dio tutto è possibile.


Chiara alla Stazione Termini

Più volte, alla Stazione Termini avevo avuto proprio l'impressione di ritrovarmi dinnanzi ad una distesa di ossa inaridite e confesso che, per la mia piccola fede, non mi era affatto facile credere che quelle ossa avrebbero potuto tornare in vita. Oggi voglio testimoniare di aver contemplato il meraviglioso miracolo (descritto in Ez. 37) dello Spirito che soffia dai quattro venti "su questi morti perché rivivano. Lo Spirito entrò in essi e ritornarono in vita; erano un esercito grande e sterminato”.

Nel marzo del '94, nel più completo abbandono alla Provvidenza è nata la prima Comunità Nuovi Orizzonti e davvero in questi anni ho visto migliaia di giovani provenienti da esperienze estreme, ricostruire se stessi alla luce dell'Amore di Cristo e passare dalla morte alla Vita. La risposta di questi ragazzi alla proposta di provare a vivere il Vangelo alla lettera è stata davvero sorprendente ed entusiasmante. Da quella prima casetta, (con materassi sparsi per terra dappertutto per accogliere il numero sempre crescente di giovani che bussavano alla porta della Comunità) si sono moltiplicati, in Italia e all'estero, numerosi Centri di Accoglienza, equipe di strada, centri d'ascolto, missioni nei Paesi in Via di Sviluppo, Centri per il reinserimento lavorativo, cooperative sociali, telefoni in aiuto, Case di formazione per i consacrati e per i sacerdoti, gruppi di preghiera, spettacoli e Musical e le più svariate iniziative "per annunziare ai poveri il lieto messaggio".

E' meraviglioso vedere come, proprio quei giovani che sino a pochissimo tempo fa percorrevano vie di morte e di disperazione, ora camminano nelle stesse vie con la gioia nel cuore, per cercare di strappare da quello stesso destino tanti, troppi fratelli e sorelle che ancora restano intrappolati in quei lacci infernali. E' stupefacente contemplare con quanta forza ed entusiasmo percorrono le strade delle città, durante le missioni di strada, nelle spiagge, nelle scuole, ovunque l'Amore li spinga, proprio lì dove di questo Amore si avverte una profondissima sete.

E' grande il mio dolore nel raccogliere continuamente il grido di tanti e tanti nostri fratelli, ma ancor più grande è la gioia nel vedere un numero incredibile di 'disperati' passare dalla morte alla vita proprio per aver finalmente aperto il cuore all'incontro con Cristo Risorto. Certo, ogni volta che si ascolta il telegiornale si ghiaccia il sangue ed è forte la tentazione allo scoraggiamento, ma dobbiamo avere occhi per saper scorgere i tanti semi di speranza che Colui che ha vinto la morte continua a far fiorire nei deserti delle nostre città. Colui che ci ha assicurato: Io sarò con voi fino alla fine continua a percorrere le strade del mondo e porta la Luce in mezzo alle tenebre, l'Amore dove c'è odio e violenza, la Gioia della Resurrezione dove c'è morte. Certa è questa Verità: dove Cristo passa fiorisce il deserto.

Chiara